
15 Ottobre – MILANO. La Gazzetta dello sport INTERVISTA
Riccardo Maino, atleta azzurro della ProPatria Bustese affetto dalla sindrome di down, ha provato molti sport ma la ginnastica artistica gli ha cambiato la vita.
A sette anni giocava a pallone, nei Pulcini della Busto 81, a due passi da casa. “Poi ho provato anche altri sport: equitazione, basket, nuoto, finché non ho deciso di cimentarmi nella ginnastica. È stata una delle migliori scelte della mia vita”. Riccardo Maino, atleta della Pro Patria Bustese nonché campione azzurro di ginnastica artistica, affetto dalla sindrome di Down, ha voce ferma e chiara quando parla della sua più grande passione, nata una sera di tanti anni fa, un po’ per caso.
Se la ricorda?
“Ero a casa e stavo guardando la tv quando ho visto Jury Chechi volteggiare agli anelli. È lui che mi ha ispirato e convinto a mettermi in gioco”.
Lo ha mai conosciuto?
“Sette anni fa, a Monza. È stato un onore: mi ha detto che sono forte e che quella che ho è la stessa forza che anche lui metteva agli anelli. Ricordo ancora l’emozione di quel giorno, ero senza parole”.
Poi ha incontrato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Cosa le ha detto?
“Mi sono fatto coraggio e… gli ho chiesto di fare un selfie”.
Ha accettato?
“Certo, è stato molto divertente (ride)”.
Qual è l’emozione più grande che ha provato grazie alla ginnastica?
“Ai Trisome Games di Antalya, in Turchia. Dopo aver sbagliato un salto, mi ero un po’ demoralizzato, poi però ero riuscito a rifarmi con gli altri attrezzi. Credevo comunque di non poter vincere in alcun modo il concorso all-around. Quando ho sentito lo speaker pronunciare le parole “Riccardo Maino campione”, ho gridato talmente forte da farmi venire il mal di pancia. È stata una gioia indescrivibile”.
Quanto le è servito lo sport nella vita?
“Moltissimo, perché ha saputo donarmi l’autonomia. Lo sport è stato come una terapia: mi ha aiutato ad affrontare non solo gli allenamenti o le competizioni, ma anche e soprattutto la vita quotidiana”.
Che cosa fa quando non è in palestra?
“Lavoro come magazziniere in una farmacia. A volte mi occupo del servizio di consegna a domicilio per i malati oncologici che non possono venire in negozio. Sono anche un volontario della Croce Rossa. Durante il covid ero impegnato all’hub vaccinale, ora sto accanto ai bambini del reparto di pediatria dell’ospedale di Busto Arsizio. Mi prendo cura delle persone meno fortunate: è molto gratificante”.
Qual è il suo sogno?
“Partecipare a un’edizione dei Giochi paralimpici. Purtroppo non sono potuto andare a Parigi perché la mia categoria non è ancora inserita tra quelle paralimpiche. Ci sono rimasto male, ma ce la farò: riuscirò a disputare almeno una Paralimpiade. Io ci credo e come me tanti altri atleti affetti dalla sindrome di Down. Un giorno ci saremo anche noi”.




